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La resistenza non violenta per genitori di pre e adolescenti con comportamenti violenti o autodistruttivi.




Sempre più spesso si sentono casi di genitori in seria difficoltà alle prese con figli adolescenti impossibili da gestire, come mai? Anche in questo caso molta della responsabilità di questo fenomeno è da dare ai cambiamenti socio economici degli ultimi anni che impegnano i genitori a lavorare per tutto il giorno, tutti i giorni lasciando spesso i figli a scuola o con la baby sitter, di conseguenza gli adolescenti incorreggibili di oggi sono stati i bambini correggibili di ieri, ma che non sono stati sufficientemente seguiti. I genitori oggi sono davvero sotto pressione, diventare adulti nella nostra società è diventato estremamente complicato, per cui non riuscendo a sostenere la domanda di attenzione dei figli i genitori tendono ad essere troppo permissivi ed indulgenti dando poca struttura, ovvero regole fisse e ferree ai figli. Inoltre, c’è da dire che il genitore è il mestiere più difficile del mondo e nessuno ce lo insegna, da autodidatti stressati alle prese col mondo del lavoro in difficoltà si fa quel che si può. L’aspetto dell’eccessiva indulgenza e della mancanza di regole, unita ad una conseguente eccessiva libertà è sicuramente uno degli aspetti chiave. Quando un genitore dice sempre di sì al proprio bambino, quest’ultimo non impara il significato della frustrazione e non capisce nemmeno quali siano i suoi limiti e ciò che può ottenere nel mondo reale. Questi bambini, fino ad una certa età sono relativamente gestibili, a parte ad esempio rifiutarsi di andare a scuola o di studiare, poi però crescendo, e avendo più stimoli, si trasformeranno in adolescenti che chiederanno sempre di più e penseranno di poter fare quello che vogliono come passare la notte fuori di casa senza preavviso a 14 anni. Lasciare troppa libertà ad un bambino e comunicarla dicendo “orami ha 10 anni è grande può decidere da solo” significa privare il bambino di ciò di cui ha più bisogno, ovvero un contenimento che lo faccia sentire al sicuro e all’interno di un sistema che funziona. I genitori pensano che se i figli fino a 8-9 anni non hanno dato problemi, come si dice, siano stati calmi, lo saranno anche successivamente, ma senza struttura, tutto questo non potrà accadere-.
Sono nate addirittura delle trasmissioni televisive che aiutano i genitori a gestire figli piccoli, ma che si fa quando i figli sono grandi e arrivano anche ad alzare le mani contro i genitori se non vengono ascoltate ed esaudite le loro richieste?
Due ricercatori israeliani hanno sviluppato un metodo molto interessante ed utile per il contenimento di questo genere di situazioni. IO lo utilizzo nella mia pratica clinica e lo trovo davvero efficace, è il metodo della resistenza non violenta.

In che cosa consiste? Consiste in una serie di cambiamenti che i genitori devono assumere per far capire all’adolescente che non è più lui il capo e che loro non sono più disposti a sottomettersi né per paura delle ritorsioni fisiche, né per paura che l’adolescente vada via di casa. Inoltre propone una reazione completamente differente dei genitori che fino a quel momento, frustrati dalle difficoltà, non solo sono stati passivi ma spesso hanno reagito in modo simmetrico nei confronti dei figli, ovvero sono diventati aggressivi a loro volta innescando un circolo vizioso molto pericoloso perché diretto verso una escalation di rabbia e incomprensione. La sottomissione è altrettanto grave perché fa credere al giovane di poter fare qualsiasi cosa ed ottenere qualsiasi cosa attraverso ricatti e prevaricazioni. La resistenza non violenta permetterà di porre fine al comportamento distruttivo del figlio e di riprendersi il ruolo genitoriale. Si parte con una dichiarazione che è il messaggio fondamentale “ non possiamo più continuare così e faremo, noi genitori, di tutto per cambiare questa situazione eccetto attaccarti fisicamente e verbalmente”  è necessario essere fermi e concisi, dire poche cose ma con convinzione, ristabilire la presenza famigliare, la struttura di regole, la presenza genitoriale. L’adolescente in questi casi è abituato a provocare fino a che non ottiene quello che vuole, per tale ragione una delle tecniche è quella del silenzio e della reazione differita nel tempo. Parlare troppo porta alla perdita del controllo e all’escalation, per cui se in quel momento siamo turbati e non riusciamo a trovare una soluzione, restiamo in silenzio e diciamo che “questo non mi piace e devo rifletterci”. Il silenzio costruttivo non è una presa di distanza, ma è solo un modo per evitare la provocazione, la minaccia, le grida e le discussioni. Questo sarà un piccolo primo passo per far capire al ragazzo che le cose stanno cambiando. Mantenere il controllo di sé è fondamentale. La posizione difensiva è una risposta che tiene a bada le emozioni da cui siamo pervasi: la disperazione e la rabbia. La disperazione porta alla sottomissione, la rabbia all’aggressività.
Un’altra tecnica davvero importante per far capire al ragazzo che siamo cambiati è il giro di telefonate. Questi adolescenti sono caratterizzati da eccessiva libertà e credono di poter fare ciò che vogliono; spesso scappano anche di casa o spariscono. In questi casi e nei casi in cui non tornano a casa all’orario prestabilito, l’idea è quella di fare un giro di telefonate a tutti gli amici conoscenti, locali, in cui si può trovare nostro figlio, ovviamente per trovarlo e allo stesso tempo per fargli sentire la nostra presenza. Per far sentire che il contenimento e la struttura ci sono e sono tornati per restare. Ovviamente lo scopo principale è quello di riportare il giovane a casa. Inoltre con le chiamate anche gli amici e la rete relazionale di vostro figlio saprà che ci siete; è anche un modo per uscire dall’isolamento e far davvero sentire la propria presenza. Rendere pubblica la preoccupazione è un segnale molto forte per l’adolescente; sa che non siete soli a combattere per lui e che siete pronti  a rendere pubblico ciò che accade. Ci sono anche altri passaggi fondamentali,  come il sit-in e lo sciopero, il metodo è semplice ma richiede impegno costante e coerenza, e va seguito alla lettera. I genitori che ho seguito nella sua applicazione hanno ottenuto ottimi risultati.

Dott.ssa Marianna Storri Psicologa e Psicoterapeuta

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