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I bambini e la separazione dei genitori

Sempre più spesso nella pratica clinica si rivolgono a me giovani coppie in procinto di separazione e generalmente la domanda che li spinge a venire è: come lo diciamo ai figli? Chiaramente più i figli sono piccoli, intorno ai 5/6 anni di età, e più i genitori si allarmano e non sanno come comportarsi. 

Quali sono le difficoltà maggiori?
Certamente un dato che complica moltissimo la comunicazione della separazione è il grado di conflittualità della coppia e di conseguenza la lucidità e generosità che i genitori riescono a mantenere nel momento in cui danno la comunicazione. Un altro parametro che può rendere la situazione maggiormente complicata è se uno dei due membri della coppia ha già un’altra persona e se intende introdurla immediatamente nella vita del bambino. Altro problema sono poi le famiglie di origine che spesso più che fungere da arbitri e pacificatori sono piuttosto dei fomentatori dell’una e dell’altra parte, senza avere la giusta attenzione rispetto ai sentimenti dei figli.  Come nel caso in cui i genitori parlino male l’uno dell’altra.
Questo è uno degli aspetti più gravi che genera malessere e sofferenza nei figli. Il trovarsi a dover scegliere e a dovere schierarsi da una parte piuttosto che l’altra. 

Quindi quale sarebbe la buona prassi?
Trovare prima di tutto un accordo su cosa dire: scegliere un giorno adeguato, preferibilmente nel fine settimana, un momento della giornata che non implichi tempi ristretti, quindi non prima di andare a letto. Scegliere un luogo silenzioso e privo di fonti di disturbo. Usare parole semplici e consone all’età del bambino, senza diluirsi o dare giudizi nei confronti dell’altro genitore. Assolutamente da evitare le informazioni non necessarie o adatte agli adulti come "tuo padre mi ha tradito con la segretaria", questo genere di informazione deve restare della coppia e solo della coppia.
È necessario porre attenzione e sensibilità, dare delle spiegazioni chiare ma sintetiche ad esempio: "io e la mamma abbiamo deciso di separarci come marito e moglie ma saremo sempre qui per te e saremo sempre i tuoi genitori, non è colpa di nessuno, a volte succede che le persone smettano di essere sposate e non si amino più”.
Se il figlio piange va consolato e monitorato nei mesi a venire. 


Cosa significa per il bambino?
Sicuramente uno sconvolgimento importante rispetto al mondo come lo conosce, da quel momento in poi avrà due case e una vita molto diversa. Però non necessariamente negativa, anzi. Ciò che danneggia i figli è il conflitto e la tensione, quindi i separati in casa che restano insieme per il bene dei figli in realtà si sacrificano per nulla. I bambini percepiscono la tensione e la mancanza di armonia. Ed hanno bisogno della verità, altrimenti vanno cercando una spiegazione che, se non viene trovata, genera turbamento oltre al fatto che si fanno un’idea molto sbagliata di quello che è la vita di coppia.

E i nuovi compagni quando possono essere introdotti?
Dipende da molti fattori, dall’età dei figli, dalla conflittualità, da come hanno preso la separazione. Se i figli sono piccoli è bene aspettare dai 6 mesi ad un anno, per dare il tempo al bambino di elaborare ciò che è accaduto, poi introdurre gradualmente la nuova persona fuori di casa e quando il rapporto tra il bambino e la nuova persona è sereno, informare il bambino. Tutto con molta calma.
Un consiglio?
Non strumentalizzate i vostri figli per vendicarvi del vostro ex coniuge, non è volontario, ma può accadere, è difficile ma ci si deve concentrare sui doveri genitoriali.

Dott.ssa Marianna Storri Psicologa e Psicoterapeuta


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